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Ehiweb indaga: Internet e i regimi dittatoriali nel mondo

24 novembre 2013

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Yemen, Iran, Tunisia, Egitto, Libia, Siria… a cosa ricollegate questi paesi? Sicuramente alle grandi rivolte popolari che i media hanno documentato negli ultimi anni.

Grazie al coraggio di tante ragazze e ragazzi, abbiamo conosciuto meglio le vicende di questi paesi, delle tante persone che hanno scelto coraggiosamente di ribellarsi a regimi autoritari per reclamare diritti fondamentali.

Parliamo di popoli fieri, che da sempre hanno la forza di alzare la testa e ribellarsi, fino a sacrificare la propria vita per la libertà. Abbiamo visto riempire piazze enormi che sono diventate familiari anche per noi, le hanno rese luoghi di aggregazione, dove battersi per la democrazia e sentirsi uniti. Tutti.

Perché ne stiamo parlando?

Perché la primavera araba, che ha coinvolto tanti paesi dal Nord Africa al Medio Oriente, è cresciuta, e ha coinvolto le masse e i mezzi d’informazione, anche grazie a Internet.

Da questi importanti avvenimenti abbiamo avuto la conferma che la rete non è solo un simbolo di libertà, è anche uno strumento per conquistarla.

Noi di Ehiweb ci impegniamo da anni contro il digital divide e sosteniamo il diritto di ognuno ad accedere alla rete, perché siamo mossi dalla forte convinzione che Internet, oltre ad essere una fonte di informazioni ormai indispensabile, insieme ai social network sia anche un mezzo di comunicazione che permette di rivolgersi a un pubblico numerosissimo, abbattendo ogni tipo di barriera geografica e culturale.

Quindi, come potremmo definire Internet se non uno strumento di libertà?

Risulterebbe tutto positivo, se non ci fosse l’altro lato della medaglia: con la diffusione di questo nuovo mezzo di comunicazione di massa, i regimi autoritari si sono interessati al fenomeno solo per averne il controllo.

Questa duplice valenza di Internet ha dato vita a due correnti di pensiero: da una parte ci sono gli ottimisti, convinti che la rete sia un sistema difficilmente filtrabile e vi siano sempre le possibilità di scavalcare le censure dei regimi autoritari, consapevoli dell’importanza rivestita dai social network come strumenti di organizzazione e divulgazione degli eventi; dall’altra ci sono i pessimisti, convinti che le rivolte sarebbero scoppiate anche senza social network, che la rete sia uno strumento facilmente manipolabile da governi e che per ottenere dei solidi cambiamenti si debba rimanere ben ancorati alla realtà.

Voi che ne pensate? Vi sentite più cyber-ottimisti o cyber-utopici?
Pensate alla rete come ad uno strumento di libertà o di oppressione?
Vogliamo conoscere le vostre opinioni!

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2 commenti leave one →
  1. 25 novembre 2013 01:35

    Io penso che Internet sia uno strumento come altri. Ogni strumento può essere usato per il Bene o per il Male. La metafora è quella della mazza da Baseball che può essere usata per giocare e divertirsi o altrimenti per infliggere percosse a qualcuno.
    Credo che ci sia molta ignoranza diffusa sul tema di Internet e molto sensazionalismo. Tipiche sono le notizie sui Media generalisti in cui Internet è un soggetto questo sconosciuto o utilizzato da gente con fini malevoli. Bisogna fare Cultura sul tema.
    Ricordiamoci che quando venne proiettato il primo film dai fratelli Lumière (si trattava di un treno in arrivo alla stazione) il pubblico si è alzato ed è scappato. Internet è un mezzo nuovo di cui bisogna diffonderne l’uso in maniera positiva.
    Certo le notizie sul Datagate non aiutano…ma i Media generalisti ci vanno a nozze su questo tema. Alcuni dei Media generalisti non hanno compreso che Internet non li soppianterà…come la TV non ha soppiantato la Radio. Il primo video trasmesso su MTV
    fu Video Killed The Radio Star, ma ciò non si è avverato…I Media si integreranno (vedi Twitter/Facebook e programmi TV)…Io cerco di fare la mia parte e a mia figlia trasmetto la curiosità verso le cose nuove tra cui la Tecnologia…

    • ehiwebsocial permalink*
      28 novembre 2013 17:54

      Ciao Giovanni,
      questo è un ottimo punto di vista.
      I mezzi di comunicazione (di massa) finiscono quasi sempre per integrarsi o per specializzarsi, ritagliandosi ognuno il proprio settore di crescita.
      Siamo d’accordo con te: la curiosità va coltivata, per la radio, per la tv, per i giornali e per internet; l’importante è utilizzare in maniera intelligente e senza eccedere gli strumenti che abbiamo!

      Grazie
      Buona giornata

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