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Otto buoni motivi per fondare una startup secondo Ehiweb

9 giugno 2013

startup

“Ho un’idea brillante. Potrei trasformarla in una startup”. Quante volte avete sentito pronunciare o avete fatto voi stessi questo pensiero?
Dopo gli anni ’80 dei manager, gli anni ’90 degli imprenditori, gli anni 2000 dei liberi professionisti, questi sembrano essere i tempi giusti (e più o meno maturi) per gli startupper.

Primo passo a favore: una legislazione più aperta. Le misure contenute nel Decreto Sviluppo bis 2012 introducono per la prima volta nel panorama legislativo italiano un quadro di riferimento organico per favorire la nascita e la crescita di nuove imprese innovative, oltre a definire nuovi soggetti economici: gli incubatori certificati di startup innovative, società di capitali che costituiscono un vero e proprio vivaio di nuove imprese.

Secondo elemento non trascurabile: la crisi economica. C’è ed è tangibile, soprattutto per i giovani che devono entrare nel mondo del lavoro, ma la buona notizia è che la maggior parte delle imprese che sono diventate colossi sono nate in tempi di grande instabilità economica. Potrà sembrare assurdo, ma dal momento che in tempi di crisi le aziende non investono in ricerca e sviluppo, né tantomeno in nuove assunzioni, lasciano libero il terreno a idee innovative che derivano da chi il proprio posto di lavoro se lo deve creare.
Detto questo, ecco la lista di buoni motivi per aprire una startup. Iniziamo 🙂

Realizzi i tuoi sogni. A costo di apparire sentimentali, questo è il primo buon motivo: il lavoro occupa gran parte delle nostre energie e del nostro tempo, che è meglio impiegare nel modo che più ci piace e che più stimola il nostro interesse.

Gli investitori stranieri guardano all’Italia. Dopo il Decreto crescita 2.0 il nostro paese è diventato economicamente interessante per l’offerta di idee originali e funzionali che nascono e vivono la loro fase d’incubazione in Italia ma attraggono molti investitori stranieri. Un esempio su tutti: Antonio Perini, 37 anni, partito con un finanziamento di 50 mila euro e una buona idea sviluppata al Politecnico di Milano, ha venduto la sua startup, Viamente, a un cliente statunitense, per oltre 4,5 milioni di dollari.

Trovi il tuo spazio nel mondo del lavoro. In un mercato saturo e all’interno di un sistema economico che arranca, un metodo valido per trovare un’occupazione molto spesso è inventarsela: via libera quindi alla realizzazione pratica di idee, purché abbiano valore e non siano troppo utopistiche o irrealizzabili.
Lavori in un gruppo (molto affiatato). Dimentica la scrivania isolata, i colleghi inesistenti, l’assenza di responsabilità e il detto “faccio le mie otto ore e me ne vado”. La startup è un team all’interno del quale non si viaggia mai da soli, con notevoli effetti benefici sull’entusiasmo e la grinta che solo il rapporto con gli altri può infonderci.

Puoi dire no a burocrazia e gerarchia. L’idea di startup distrugge il concetto di azienda che abbiamo sempre conosciuto, con una tipica organizzazione a piramide, sostituendola con una più equa, all’interno della quale ognuno svolge un compito diverso ma tutti sono alla pari, magari all’interno di un sistema di coworking che innalza il livello di socializzazione e collaborazione delle persone che ne sono coinvolte.
I media parleranno di te. E’ startup-mania e i media lo sanno bene: non perdono occasione di mettere in evidenza storie di startupper che hanno successo e di intervistare nuovi imprenditori. Ovviamente questa è una condizione temporanea e come tutte le novità andrà sempre più scemando l’interesse che si è costruito intorno ad essa. Perché non approfittare adesso di questa buona pubblicità gratuita?

Puoi contare su angeli custodi molto moderni. Non sono altro che gli incubatori: dei veri e propri accompagnatori che ti mettono in mano tutti gli strumenti dei quali hai bisogno ma che non potresti mai permetterti economicamente. Al tuo servizio avrai spazio di lavoro, vitto e alloggio e assistenza qualificata in tutte le fasi del progetto: mentor in una fase iniziale, business planner in fase intermedia e business angel e venture capital in fase di vendita.

Piaci anche agli investitori italiani. Non ci sono solo investitori stranieri. Sempre più spesso grandi aziende italiane creano spazi dedicati al supporto e alla crescita di nuove realtà imprenditoriali, consapevoli di non dar vita a concorrenti ma a grandi potenzialità: per un’impresa tradizionale avere all’interno persone con la forma mentis tipica della startup vuol dire conquistare un enorme valore.

Per finire, qualche doverosa raccomandazione per futuri startuppari: fare gli imprenditori non è un gioco, non tutte le idee che ci sembrano geniali lo sono davvero e soprattutto investire energie in un’azienda non è semplice come si potrebbe credere.
Che dire, pensateci e fateci sapere se vi mettereste mai in gioco con una startup… e voi startupper esperti raccontateci le vostre storie!

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