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L’hi-tech giapponese è in crisi?

18 novembre 2012

Le “vecchie” generazioni – e non c’è neanche bisogno di andare troppo lontano negli anni – hanno sempre associato il mondo hi-tech con il Giappone. Quando si parla di tecnologia, infatti, non possiamo non pensare a tutti quei prodotti che sono arrivati dall’estremo oriente e che, soprattutto negli anni ’80, hanno “strabiliato” e anche cambiato il modo di vivere delle persone: le console e i videogiochi SEGA, il walkman della Sony, le fotocamere Canon e… chi più ne ha, più ne metta.

Nonostante questo predominio – non solo a livello aziendale, ma anche è soprattutto a livello culturale (“Un prodotto giapponese è sicuramente più innovativo e affidabile di altri”) – negli ultimi anni l’industria tech nipponica sta vivendo un vero e proprio periodo di crisi. Le “tre sorelle” del tech giapponese – Sony, Panasonic e Sharp – stanno subendo, infatti, delle fortissime perdite che, oltre a ridisegnare la loro organizzazione, possono metterne addirittura in dubbio la sopravvivenza (soprattutto per la Sharp). Questo “crollo” è dovuto sia a cause naturali che di natura commerciale.

Prima di tutto, infatti, non possiamo non ricordare il terribile terremoto (e relativo tsunami) che ha colpito il Giappone lo scorso anno e che ha praticamente messo in ginocchio tutto il sistema produttivo (soprattutto tecnologico), evento che ovviamente ha avuto una forte incidenza sia sulla produzione (sono state bloccate tantissime fabbriche) che sulla consegna di materiale pronto per la vendita e soprattutto per l’esportazione all’estero. Questo però è solo uno dei fattori chiave di questa crisi.

Il “declino”, infatti, è iniziato anni prima, nel momento in cui il mondo tech giapponese, probabilmente forte dell’egemonia passata, non è riuscito a stare al passo soprattutto con i colossi statunitensi (Apple, Microsoft e IBM in testa) e, nell’ultimo periodo, con la potenza coreana Samsung. Il settore ha puntato, come storicamente ha sempre fatto, molto sull’hardware, non tenendo conto della richiesta, da parte dei consumatori, di una maggiore attenzione ai software: avere la tecnologia più avanzata oggi importa sempre meno, perché gli utenti prestano sempre maggiore attenzione al contenuto.

E questa è solo la punta dell’iceberg perché, secondo gli analisti internazionali, il problema non è solo riscontrabile a un puro livello produttivo, ma anche di mentalità: mentre gli Stati Uniti sono stati all’avanguardia per quanto riguarda l’utilizzo del web per creare innovazione e sfruttarne, quindi, tutte le potenzialità, il Giappone non ha compreso effettivamente il potere del mezzo e quindi ha perso terreno sul fronte web.

Pensiamo soltanto, ad esempio, alla produzione dei televisori: le aziende tech giapponesi hanno avuto il monopolio per quanto riguarda la tecnologia in questo campo, ma in questi ultimi anni le tv sono diventate sempre di più mezzi di connessione al web, cambiando così sia la modalità di fruizione a livello tecnico, sia i contenuti che gli utenti effettivamente vedono (e vogliono vedere). Un trend ben preciso che è stato seguito da aziende come, ad esempio, Samsung e Apple che hanno saputo creare innovazione in questo senso.

Questa riflessione sul digitale è molto sentita da noi di Ehiweb: non solo, ormai, il digitale rappresenta un trend da seguire, ma è il vero è proprio futuro per un’azienda, soprattutto se si tratta di una PMI. E la crisi del tech nipponico ne è la conferma: ragionando, ovviamente, per numeri e dimensioni di molto (ma molto inferiori), un’azienda oggi non può comunque prescindere dal discorso digitale anche se il campo di azione dell’azienda stessa sembra essere lontano dal mondo web.

Noi speriamo, comunque, che le aziende giapponesi possano creare, come in passato, ulteriore innovazione soprattutto per creare maggiore competizione sul mercato (che non guasta mai). E voi cosa ne pensate dell’hi-tech giapponese oggi? È solo un “ricordo” del passato o i suoi prodotti sono ancora validi?

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