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Ascoltiamo sempre la nostra community. E’ un obbligo ma soprattutto un piacere.

29 gennaio 2012

Continuiamo a condividere le cose che abbiamo imparato, nel corso della nostra esperienza sui Social Media, con le altre aziende, con le PMI che come noi hanno deciso di fare un marketing più moderno. E più efficace, in assenza dei grossi budget che hanno alcuni competitor 🙂

Sui Social Media abbiamo verificato di persona l’importanza di esserci. E di esserci sul serio.

Il che vuol dire impegnarsi, dare risposte. Vuole dire esserci in modo permanente e non episodico. Anche perché il valore della relazione che si crea con le persone, quando dimostri che davvero ci sei e davvero ti importa di loro, è molto forte. Si rafforza la marca, si creano relazioni umane e anche personali. Il che, ovviamente ha un buon impatto sul business, fa la differenza tra un’azienda che ci tiene e un’azienda che non può darti troppo retta.

Ma anche perché crediamo che, per tutte le aziende, sia fondamentale rimanere sincronizzati con il proprio mercato. Nella sua forma più semplice ed immediata, sapere cosa capita. Sapere cosa hanno in testa i tuoi clienti o potenziali tali.

I loro sogni, i loro bisogni, le loro arrabbiature. Le cose che non capiscono (magari perché non siamo stati capaci di spiegarle bene, e così abbiamo subito l’indicazione che dobbiamo fare meglio e in che direzione).

Raccogliere degli input, degli stimoli, dei suggerimenti. Elementi molto utili (e l’abbiamo provato sul campo) per riconfigurare i prodotti, il famoso marketing mix, la maniera in cui spieghi i prodotti e i servizi. Per capire che aria tira e capire come essere parte di una community, magari non di quelle formali con tanto di iscrizione, di persone che ruotano attorno ai tuoi temi e al tuo prodotto.

Se volete, mettendola giù più formale, possiamo parlarne come fanno i guru del marketing digitale, parlare dell'”importanza dell’ascolto”. Che comunque, da sempre, è alla base del marketing – anzi alla base di fare il business. Chi di noi ha avuto la fortuna di vivere in piccoli centri, di vivere la realtà dei mercati rionali, si ricorda come il venditore era capace di riconoscerti, di ricordarsi di te, di metterti da parte il prodotto che compravi abitualmente. Di prendere buona nota delle tue osservazioni per riproporsi la volta successiva in modo più accurato, più personale. Di darti dei consigli e delle raccomandazioni su misura.

Esserci sì, ma in pianta stabile

E’ chiaro che in una relazione, non si può parlare a campione. Un po’ ci sono e un po’ non ci sono. E nemmeno ascoltare a campione, per un po’ ascolto, per un po’ faccio finta o faccio altro. Ci si perdono dei pezzi, si latita. Allora diventa un fare finta – e crediamo che questo sia uno degli errori capitali, fingere invece di essere. La gente, voi, se ne accorge e ti castiga. Giustamente. Meglio allora, se non si può o non si vuole esserci, non fare finta e dire chiaramente che si fa un’operazione social “monodirezionale”, dove noi si parla e voi ascoltate, dove vi diamo informazioni, magari utilissime, e voi prendete debita nota… e finisce lì. Non sarà il massimo ma almeno è un approccio pulito ed onesto.

Qualcosa, comunque, oggi come oggi bisogna fare – perché il mercato (almeno il nostro) è sui social e su questi si vuole relazionare con le aziende – o almeno con quel tipo di azienda che cerchiamo di essere noi.

Prendendola in maniera molto fredda e professionale, esserci sui social è un obbligo, una delle cose che ormai siamo abbastanza obbligati a fare per far prosperare il nostro business. Ma questo è un po’ un ragionamento da multinazionale, dove ovviamente si parla più di ruoli, organigrammi e caselle che non di gente.

Per noi che siamo un’azienda più piccola, fatta di persone che si relazionano con le persone, entra in gioco anche un fattore umano. Ci fa piacere (e molto) quando riceviamo ringraziamenti e complimenti, quando siamo riusciti a risolvere problemi ed esigenze, a fare contenti i nostri clienti. Ci fa ancora più piacere quando, a fronte di un problema (reale o percepito) lo risolviamo, e chi si era irrigidito ci riconosce lo sforzo e il risultato.

Noi, in azienda viviamo anche di quello. Perché un complimento per noi è un complimento sì alla nostra azienda ma anche, inevitabilmente alla persona che con nome e cognome ci ha messo la faccia. Perché siamo riusciti a costruire relazioni umane, anche. Che alla fine della giornata ci fanno andare a casa con la sensazione di aver combinato qualcosa di buono. E questa soddisfazione secondo noi è inevitabile che si senta, che traspaia nel modo in cui ci relazioniamo con le persone, soprattutto sui Social, nel blog, e anche nei contatti al telefono.

Parlare con voi, per noi è un piacere. Lo diciamo sempre, da voi abbiamo molto da imparare.

Photo: dotbenjamin

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