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PMI: finalmente si parla di problemi!

21 maggio 2011

Molti di voi hanno letto il nostro post precedente, dove prendevamo una posizione sul fatto che se l’Italia è fatta di PMI e imprese individuali, di liberi professionisti e di lavoratori unconventional, proprio queste sono le imprese che hanno più problemi. Dobbiamo aver toccato un nervo scoperto, perché sono arrivati un sacco di commenti, ci avete raccontato quali sono i vostri problemi.

Ne siamo contenti, iniziare a parlarne è un buon modo per cercare di fare qualcosa.

E la gamma di problematiche che ci avete raccontato è davvero ampia. C’è chi spara a zero sulla qualità delle persone che lavorano nelle PMI: mentalità ristretta, scarso spirito imprenditoriale e di intraprendenza, scarsa formazione e basso profilo (mentre là fuori – ed è triste – ci sono migliaia di persone giovani o meno giovani ma in gamba, preparate e pronte a scendere in campo con grinta). Di quelli che pensano solo a portare in qualche modo la pagnotta a casa senza rischiare, contribuendo poco o nulla alla salute e alla crescita dell’azienda.

Abbiamo visto il nemico. E il nemico siamo noi…
Ci si lamenta che non ci si sa gestire, che in “alto” non si sa organizzare chi lavora “sotto”. Che c’è scarsa visione, che manca managerialità. Che c’è immobilismo, che parte dall’alto e si radica in basso.

In qualche modo che i primi nemici siamo noi stessi.

C’è chi suggerisce, in modo correlato che uno dei problemi grossi è la mancanza di formazione, sia tecnica che manageriale. Ad esempio su come si gestisce un’azienda, come si fa un business plan, cosa accidenti sia il marketing, cosa si possa davvero fare con Internet (o almeno perché diavolo è importante per un’azienda, oggi). O cosa sia una strategia di business, che non è tirare avanti giorno per giorno sperando che il cielo ce la mandi buona, continuando a fare quello che abbiamo sempre fatto e siamo più o meno capaci di fare. Finché dura.

…ma fossimo solo noi il problema…
Però anche quello che c’è fuori non aiuta per niente. Non c’è aiuto alle aziende e alle persone per crescere culturalmente. Per arrivare a pensare più alto e più intelligentemente – che è il vero fattore competitivo che ci resta. Anzi, c’è una burocrazia e una complicazione che ci soffoca. E questo già lo sapevamo perché lo sperimentiamo tutti, tutti i giorni. E ancora più soffocati siamo dall’accesso al credito, dalla scarsità di liquidità in assenza di santi in paradiso, complicata da pagamenti che sono talvolta dei miracoli più che degli atti dovuti nei tempi giusti. Ma questi sono vostri commenti che ci hanno ovviamente sorpreso di meno.

Si va avanti stringendo i denti, ma si va avanti.
Potremmo continuare con la scarsa confidenza con la tecnologia, con la diffidenza per l’innovazione o il non avere idea di cosa sia davvero e come la si possa ottenere. E ancora e ancora. C’è perfino da meravigliarsi che con tutto quello che ci avete raccontato le aziende riescano ancora a stare in piedi – ma evidentemente c’è un qualcosa di imponderabile che dà alle nostre aziende un qualcosa che comunque ci aiuta a superare molti ostacoli (ma non tutti) – anche se potrebbe essere molto più facile facendo le cose giuste e avendo un minimo di supporto.

Vi ci riconoscete? Abbiamo raccolto un campione rappresentativo? Non vogliamo chiudere qui questa discussione su quelli che sono gli ostacoli che ci pongono. E quelli che ci poniamo da lì.

E’ peggio quel che arriva da fuori o quello che ci creiamo da dentro?

Foto: DaveCrosby

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6 commenti leave one →
  1. margot permalink
    23 maggio 2011 15:42

    l’intraprendenza non e’ una ote pubblica o privat..ma soggettiva …bisogna metterci creativita’, voglia di fare, usare il proprio tempo libero per crescere nella propria professione…studiare …studiare studiare e lavorare ma nella ns. societa’ poi vince nepotismo, raccomandazioni, favoritismi…e l’intelligenza i coltiva solo per se’ per esser un uomo migliore , con maggiore umanita’ nell’espressione delle tue abilita’…purtroppo di solo idealismo e coerenza personale, purtroppo di rettitudine, preparazione e voglia di cambiare qualcosa non si mangia…allora ci si arrende o si guarda oltre…il sociale e’ invaso da urla di aiuto, i politici sentono solo esigenza di campagna elettorale di accumulare voti e di beccarsi stipendi che ci mangerebbero per anni 10 nuclei familiari…beh io non so se ormai il politichese sia un linguaggio umano..a mesembr un feedback con gli elettori deludente…e prima o poi ci sara’ qualcuno che “dice no”…c’e’ stato vasco rossi con una canzone poi tutti nelle azioni quotidine dobbiamo vendere il nostro pensiero e la voglia di realizzare pochi umili sogni per una pagnotta che spesso continuano a dare le MAMME ai figli 45enni…grande …

    • ehiwebsocial permalink*
      23 maggio 2011 16:06

      Ciao Margot,
      tocchi molti argomenti verissimi. Esiste un problema tipicamente culturale. Quando i criteri di selezione di una parte della classe dirigente sono malati, si avranno conseguenze nelle decisioni future, a catena… Per incoraggiare la nascita sana di nuove imprese e farle crescere bisogna anche dare un segnale di stabilità, quella stabilità che poi attira i capitali (dall’estero per esempio). Un discorso molto ampio che va a toccare società, politica, internazionalizzazione, etc…
      Sarebbe bello sentire anche la tua esperienza personale: tu ti sei trovata a lavorare o entrare in contatto con PMI?

  2. helga permalink
    25 maggio 2011 19:12

    Permettetemi alcune considerazioni da persona con delle responsabiltà in azienda e anche nel mondo del volontariato e dell’associazionismo, e che vive da vicino i problemi delle imprese o meglio dei lavoratori, in questi ultimi anni.
    Tutti (generico) si lamentano della politica, della burocrazia, della macchina infernale del credito, della mancanza di formazione, di managerialità, ….
    Io penso che il problema sia solo uno “il sacrificio” per ottenere qualcosa. Non si è più abituati a fare la gavetta: molti si inventano imprenditori (non me ne vogliano) o liberi professionisti, perchè si pagano meno tasse, meno contributi, si detrae, e si è il boss: ma quante di queste persone sono dei veri uomini d’impresa o imprenditori di sè stessi?
    Abbiamo un problema di qualità nella scuola e della famiglia, e tutti, dai genitori ai figli, si cerca la via più breve e la più facile.
    Sento giovani che dicono: “sai? mi sono messo in politica!”…bene: perchè? quali sono i tuoi progetti? hai fatto qualcosa nel tuo passato per farti conoscere da quella comunità che domani dovrà considerarti e valutarti? Risposta: no!
    Ma dove è la vecchia “scuola di politica”, dove non si potevano condividere idee e ed opinioni, ma dove c’era un confronto e la gente si impegnava per nessun tornaconto, sperando di investire in un’ideale comune?
    Tutto ciò non c’è più!
    Perchè vogliamo tutto e subito, solo perchè abbiamo studiato 25 anni, perchè qualcuno ci ha pagato (i genitori) un bel master all’estero, solo perchè siamo amici o conosciamo qualcuno, solo perchè frequentiamo la “gente bene”: c’è un egoismo ed individualismo dilagante.
    E tutto, a mio avviso, si riconduce al sacrificio, allo spirito di adattamento, alla gavetta,
    al rispetto del denaro che compensa un duro lavoro, qualunque esso sia dal top manager, al netturbino. Perchè quando si tratta di duro lavoro hanno la stessa dignità e gli stessi meriti, su piani diversi, ma nessuno li metterà in dubbio.
    Aggiungerei dulcis in fundo, il “merito”, quale qualcosa che tutti vorrebbero, che tutti dichiarano la soluzione a tutti i nostri problemi: ma chi di noi “onestamente” è capace di dichiarare pubblicamente che non è “meritevole” e fare un passo indietro?
    Nessuno.
    La crisi, ahimè, sta facendo molti danni, ma forse farà anche un pò di pulizia, ha iniziato dal mondo delle imprese, ma credo pian piano arriverà anche al mondo della politica.
    Le nuove generazioni tra un pò si troveranno senza il sostegno dei genitori e poi sarà vera ribellione.
    Fa parte della storia….l’importante è non stare a guardare e metterci del proprio affinchè le cose cambino.
    Sono finiti i tempi del tutto e subito, ora occore tornare ad investire.

    • matteo permalink
      2 giugno 2011 10:16

      ho risposto più sotto al tuo commento agghiacciante

  3. matteo permalink
    2 giugno 2011 10:13

    tu affermi di essere vicino ai problemi delle imprese o meglio dei lavoratori, in questi ultimi anni e te ne esci con una banalità ed un qualunquismo allucinante “accusando” i giovani di non voler fare sacrifici????? ma ci rendiamo conto??? se qualcuno cerca di intraprendere qualcosa, la si sminuisce dicendo che si cerca la via più facile e breve? sono agghiacciato!come quando la CATTIVA anima di padoa schioppa accusò i giovani di essere bamboccioni…! sono d’accordo solo riguardo al fatto che sia un probema di qualità nella scuola, ma non ne lla famiglia, bensì in tutto il sistema gerontocratico che ci governa…i vecchi faranno sempre politiche per vecchi..!
    hai scritto davvero un commento irritante…e dubito tu conosca veramente l’ambiente circostante, stando a quello che scrivi!

    • ehiwebsocial permalink*
      3 giugno 2011 10:32

      Qui si apre una delle questioni care al nostro paese: giovani italiani bamboccioni o vittime di un paese troppo vecchio?
      Helga e Matteo, avete di sicuro affrontato la questione da due esperienze opposte che ci possono stare entrambe. A questo punto è da vedere se la crisi “farà anche un po’ di pulizia”… che ne dite? La rivoluzione dei social network e la crisi economica danno ragione agli imprenditori che lavorano di più e meglio?

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